Viaggiando e scoprendo, solo in Giappone
Quando provo a raccontare le differenze tra queste due tipologie di accoglienza giapponese (che poi in realtà sono almeno tre: ryokan lussuosi; semplici ryokan e minshuku) mi viene difficile decidere se preferisco gli uni o gli altri.
Certo, un ryokan di lusso vuol dire camere che in realtà sono appartamenti; spesso la tua vasca onsen o il tuo giardino privato; un’attenzione maniacale ai dettagli.
Però soggiornare nelle piccole locande ha il fascino degli incontri con persone (a volte personaggi) che – da soli – raccontano il Paese.
Ed è proprio dai piccoli ryokan o minskuku che voglio cominciare.
Rispetto ad altre sistemazioni certo, alcune scomodità sono innegabili: spesso non c’è la stanza da bagno in camera (al massimo la washlet) che ti permette però di scoprire come il concetto di pulizia e rispetto degli altri in questo Paese trascende ogni nostra idea al riguardo; le stanze sono molto semplici, ed il fouton per la notte te lo prepari da solo.
Ma sono i dettagli a fare la differenza. Ed è da qui che comincia il mio racconto!
La conversazione che mi ha divertita di più?
Arrivare in un piccolo e curato minshuku nel cuore del Kumano Kodo, sistemarmi in una bellissima stanza dalle cui finestre la vista spaziava su panorami montani e sul fiume.
E trovarsi ad assistere ad una conversazione al limite del surreale circa la spiegazione da parte del proprietario su come utilizzare la washlet (ndr: per chi non sapesse cosa sia una washlet rimandiamo a un compendio sui wc giapponesi: fiore all’occhiello della tecnologia ma ahimè con spiegazioni di utilizzo sempre e solo in lingua locale!) con un mix di gesti su cosa e come “rinfrescarsi” , al netto di una conversazione tra un giapponese che non parlava altro che la sua lingua e la mia compagna di viaggio (italiana), nella stessa condizione, che cercava di spiegare che non c’era bisogno, sapevamo come utilizzare quel wc super tecnologico. In una parola: surreale
Il comportamento che mi è sembrato più assurdo?
Arrivare a Ise, entrare nel piccolo ryokan e venire stoppati di corsa e con agitazione dal proprietario che ci fa togliere le scarpe (questo è normale); ci fa segno immediatamente di indossare le ciabatte da interno e blocca subito i nostri trolley. Molto, molto agitato.
Si accinge immediatamente a pulire con dovizia tutte le ruote (e non arrivavamo da un attraversamento a piedi del deserto...). Al termine ci fa capire che no, non possiamo spingerle, ma le dobbiamo sollevare per arrivare nella nostra camera.
La camera più minimal?
Arrivare a Kii- Katsuura- una cittadina costiera nella parte sud-est della penisola del Kansai (uno di quei posti in cui arrivi perché... ci devi passare ma che non avresti mai cercato di proposito), entrare in un piccolo ryokan molto, molto accogliente, salire in stanza e… trovarla perfettamente vuota (ovvio, secondo metro di giudizio europeo).
Pavimento di tatami, materassine impilate nell’angolo per prepararsi il letto, una piccola rientranza lungo tutta la parente, in cui appendere abiti. E nulla più.
Il panorama più mozzafiato?
Lo confesso, all’arrivo alla sera tarda in questo luogo sperduto tra le montagne nel cuore dello Shikoku (dopo aver pedalato in salita per un tempo incalcolabile, visto che i giapponesi amano inserire visite in bicicletta ovunque...) l’unico mio pensiero era un bagno caldo.
Scopro invece bagno non solo in comune, ma pure all’esterno. Lo confesso, ho pensato fosse troppo, anche per me.
Salgo nella mia stanza, calda ed accogliente e il mio umore migliora. Per altro la stanza da bagno si rivela altrettanto comoda e confortevole, dunque, va tutto bene.
Ma la vera sorpresa arriva al mattino: mi sveglio apro lo shoji (finestra) e rimango senza parole.
A questo punto, come spesso mi acccade … ho esagerato con le parole. Dunque rimanderei i miei pensieri sui ryokan più ricercati al prossimo racconto!
Stay tuned!